È arrivato il momento!

L’uscita del terzo libro di le Realtà Parallele è decisa: 15 ottobre!

le Realtà Parallele 3

Il ritardo sulla data di pubblicazione (ebook,  formattazione del libro, cover, booktrailer, comunicato stampa erano pronti da agosto. Il sito realtaparallele.ilpierpo.it è già aggiornato. E allora?) è presto detto:

I motivi sono due: il primo riguarda la versione cartacea, ero (e sono) indeciso se pubblicarla e con chi, infatti per il momento non esce; il secondo suggeritomi da alcuni feedback dei lettori secondo cui i libri non avevano una precisa impronta.

L’ho spiegato più volte. Quelle proposte sono testimonianze inviatemi dai protagonisti e quindi scritte di loro pugno. Mi sembrava opportuno proporle così come me le avevano inviate, cercando di correggere solo errori macroscopici ed eventuale linguaggio inappropriato.

Spero di averli migliorati nella forma.

Ho usato il plurale perché il restyling, non riguarderà solo il libro in uscita, ma anche i primi due.

“le Realtà Parallele 1” (a chi lo ha già acquistato in digitale, basterà aggiornare o riscaricare l’ebook) è già online nella nuova versione, sto lavorando al secondo libro.

Ho anche accolto un’altra richiesta che riguarda il prezzo di copertina. Da oggi gli ebook costeranno 4,99 € invece di 6,99, ancora da decidere per la versione cartacea.

Ultima, ma non meno importante novità, è quella, come già avvenuto per CODENAME: SILVERWOLF, di pubblicare, solo in ebook per limitazioni imposte dal self publisher sul numero di pagine, l’E-Series (ebook series) per Natale.

Piazzetta Paoli 2 – l’Incipit

Per anni mi sono immaginato libero. Pensiero, credo, comune a chiunque debba scontare una condanna. Anche se nel mio caso è più complicato immaginare un futuro oltre quelle mura.

La differenza sostanziale fra ciò che mi aspetto io e ciò che sognano tutti gli altri sta nel fatto che non ho la minima idea di come sia il mondo lì fuori. Non ricordo nulla del mio passato!

Certo, in carcere c’è la televisione, ti raccontano, ma alla fine, cosa troverò là fuori? Il desiderio di uscire, quindi, è concentrato nella speranza di riuscire a ricordare il mio passato.

Convinzione che, quando mi hanno comunicato l’imminente scarcerazione, si è trasformata in panico.

Paura di ciò che avrei fatto là fuori, perché mentre gli altri detenuti potevano tornare dai propri cari, dagli amici… il mio mondo era tutto lì, rinchiuso fra quelle mura. I miei amici, la mia famiglia erano loro!

La mattina dell’ora X, o meglio del giorno zero, quando mi riconsegnarono le mie cose mi diedero anche una lettera, che riposi nella tasca interna della sacca, senza leggerla.

All’apertura del portone iniziai a piangere. Pregai i secondini di poter rimanere. Mi sentivo perso, impaurito. In fondo lì ero al sicuro, mangiavo, avevo un posto dove dormire… ora?

le Realtà Parallele 3

COMUNICATO STAMPA

Salerno 25 settembre 2017

 

Sei sicuro non possa capitare (anche) a te?

Il Pierpo in collaborazione con StreetLib e Youcanprint

presenta:

Terzo libro della serie dedicata alle Real-Life Stories

dal 15 ottobre in formato digitale e cartaceo (PoD)

 

La differenza sostanziale fra una storia d’amore fra due omosessuali e ciò che propone l’autore, è che le prime le reputa alla stregua di un rapporto etero, fra persone cioè, consapevoli del proprio essere. Ha quindi preferito esplorare quel mondo parallelo in cui s’incontrano “rappresentanti” delle due principali tipologie di coppia. I suoi non sono libri “per” gay, non sono libri erotici o volgari. Sono libri per tutti, soprattutto per chi pensa: figurati se può capitare a me!
E ci testimonia, sfatando i cosiddetti luoghi comuni (come già nei precedenti capitoli), che anche categorie considerate al di sopra di ogni sospetto, non siano immuni. Troviamo così testimonianze di calciatori-allenatori, tutori dell’ordine pubblico e playboy di professione, che hanno trovato la felicità in maniera alternativa.



Anche questa terza raccolta di Short Novel vede protagonisti uomini normali (operai, professionisti, impiegati, uomini maturi e/o ragazzi) che, dopo aver vissuto vite normali, opposte e parallele, si trovano, si scontrano, s’innamorano.

O semplicemente raccontano la loro esperienza.

L’autore ha preferito non proporre storie dallo sviluppo violento o dal finale estremamente tragico, benché proposte, in quanto non rappresentano un sentimento puro come l’amore.

L’intento è dimostrare che TUTTI siamo “a rischio”, che basta uno sguardo, un’azione, un comportamento, per far sì che il lato omo latente in ognuno di noi, prenda il sopravvento.

I libri nascono dalla curiosità dell’autore nel momento in cui, conosciuti Mario e Roberto*, ha percepito il profondo legame che li unisce. E che gli ha insinuato un dubbio: com’è possibile che un uomo sposato, considerato un playboy possa essersi innamorato di un uomo? È stato così che ha scoperto un microcosmo sconosciuto ai più, popolato da uomini e donne che, a un certo punto della loro vita hanno deciso di cambiare vita.  Una svolta netta, radicale, definitiva.

* Protagonisti della serie CODENAME SILVERWOLF - Un passato da dimenticare codenamesilverwolf.ilpierpo.it.


L’autore

La scelta di pubblicare sotto pseudonimo, nata per caso, è l’abbreviazione del suo nome proprio. L’autore ha scelto il self publishing, per essere libero di esprimere ciò che sente senza pressioni o imposizioni. Ama trattare ciò che definisce Real-Life. Argomenti spesso scomodi, che non seguono le mode del momento.
Ha fatto del linguaggio sobrio, da strada, il suo genere. Semplice, diretto, ama alternare anche all’interno dello stesso libro, diversi stili narrativi, con l’intento di tenere alta e costante l’attenzione del lettore.

Ufficio stampa

 

 

Contatti:

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Sara e Nancy

#imwoman

 

Decidere di scriverti, e parlare di ciò che mi è successo – anche se ce l’ho sempre davanti agli occhi – è doloroso, ma mi sono convinta nel momento in cui ho realizzato la valenza di ciò che stai facendo. Partiamo da un punto fondamentale: IO HO INIZIATO AD AMARE LE DONNE PERCHÉ ODIO GLI UOMINI, e capirai perché.

I primi ricordi risalgono a quando avevo dieci anni, ma quasi certamente è iniziata prima, solo che li ho rimossi dalla memoria.

Sono Sara, ho ventisei anni, e da quando ne avevo diciassette, sto con una donna, Nancy. Prima di lei ho avuto due soli rapporti omosessuali.

Nancy mi ha accolto a casa sua dopo i due anni passati in riformatorio, mentre si svolgeva il processo a mio carico. Mi sono da subito fidata di lei e mi sono confidata. Grazie a lei ho recuperato alcuni aspetti fondamentali di una fanciullezza che mi era stata strappata, e ho potuto vivere un’adolescenza serena.

Andare a scuola, conoscere altri ragazzi, uscire, andare al cinema, in giro per centri commerciali, festeggiare con loro i compleanni normalmente… tutto ciò che fa una ragazza normale insomma.

Fin quando ho scoperto che era lesbica. All’inizio ho creduto che mi avesse preso con lei perché voleva approfittare di me, e l’ho messa alla prova, venendo rifiutata. Man mano che passavano i mesi però ho scoperto di provare qualcosa che andava al di là della semplice riconoscenza per avermi accolta nella sua famiglia. E alla fine è successo. Non che non abbia provato ad avere una vita normale, desideravo fidanzarmi come le mie amiche e ho avuto tre fidanzatini. Ma appena si passava dal semplice bacio anche solo ad un abbraccio che poteva preludere a qualcosa di più, scattava qualcosa in me, che mi faceva scappare.

Di contro, sempre più spesso mi eccitavano i ricordi degli unici due rapporti omosessuali che avevo avuto in riformatorio, sognando di averli con Nancy.

Oggi posso dire di aver accettato ciò che mi è capitato e di riuscire a vivere finalmente la mia normalità senza rimpianti. Non cerco più di essere come le mie amiche, di invidiare il fatto che loro avessero il ragazzo, che si sposassero e concepissero figli.

Oggi sono estremamente orgogliosa di poter camminare con lei abbracciati, di essere complici… cosa che con un ragazzo o marito è impensabile. È bello poterla baciare senza che nessuno si scandalizzi. E ho superato anche un’altra grave mancanza, il non poter concepire figli. Presto ci verranno dati in adozione due gemellini, e stiamo già preparando la loro cameretta.

Detto della mia bella e felice vita, sento il bisogno di dirti anche la parte brutta… la mia infanzia…

 

La mia non è una storia facile, né da raccontare per me, né – immagino – da pubblicare per te.

Sono originaria di un paesino del Wyoming, in America. Precisamente della provincia di Evanstone, nella contea di Uinta. Mio papà, quando avevo sette anni, fu colpito a morte durante una sparatoria fra bande, nella quale non c’entrava nulla. Mamma, poverina, si trovò costretta a cercare un altro compagno perché da sola non riusciva a badare alla fattoria. Dopo qualche mese si risposò con una carogna che l’aveva soggiogata.

All’inizio, andava tutto bene, e lo ha creduto fino alla sua morte. Lui mi trattava come una figlia, trattava bene lei e riusciva a portare avanti senza problemi la fattoria.

I primi ricordi dicevo, risalgono all’età di dieci anni. Era gentile con me, mi portava sempre le caramelle e mi costruiva delle bambole di pezza. Quell’anno mamma si ammalò e fu costretta a letto. Una malattia subdola e spietata che la colpì in maniera devastante, saltando le fasi intermedie e scoppiando nella sua forma più spietata da subito.

In più visto che soldi ce n’erano pochi, quando si ruppe la macchina, dovetti rinunciare ad andare a scuola. Lui si occupava di me, mi preparava da mangiare, mi insegnava a scrivere, la geografia e quel po’ che sapeva. Ovviamente essendo piccola mi lavava, mi aiutava a vestirmi, insomma tutto ciò che prima faceva la mamma.

Poi iniziò a riempirmi di complimenti, specie mentre mi faceva il bagno. Diceva che stavo diventando una piccola donna, che ero bella… iniziò sempre più spesso, con la scusa di giocare, a toccarmi anche nelle parti intime solleticandomi e stringendomi a lui; la sera quando mi metteva a letto si coricava di fianco a me finché non mi addormentavo.

Ogni tanto ci lasciava sole anche per due giorni e andava in città per fare provviste e quando tornava era sempre ubriaco.

Il giorno del mio dodicesimo compleanno mi portò un vestito nuovo e dei trucchi. Mi disse che oramai ero una donna e dovevo iniziare a comportarmi da tale. Io ero al settimo cielo quando mi truccò, mi vestì e mi preparò anche la torta…

Anche mamma poverina, era felice per me e non sospettava nulla. Ma quel giorno soffriva particolarmente e lui le diede un sedativo.

Quella sera non la dimenticherò mai! Quella sera mi violentò. E la cosa andò avanti per anni.

Io per vergogna non dicevo nulla alla mamma, ma non tanto per le minacce che faceva a me, quanto per impedirgli di farle del male, e per paura che non la curasse più.

A quattordici anni rimasi incinta e per paura che qualcuno potesse scoprire che era stato lui, mi portò in città, dove mi fece abortire in una clinica privata, costringendomi a dire che ero stata vittima di uno stupro.

Ricordo che il dottore gli disse che avevo un problema all’utero, secondo lui conseguenza dello stupro, ma quel vigliacco se ne fregò e continuò a violentarmi.

Io stavo sempre più spesso male lì, sanguinavo anche quando facevo pipì, ma lui invece di portarmi in ospedale, mi riempiva di sedativi.

Una mattina la mamma peggiorò e io corsi alla fattoria vicina a chiedere aiuto. La portarono in ospedale e lo avvisarono. Mamma da allora, lentamente ma inesorabilmente se ne andò in cielo.

Poiché non avevamo l’assicurazione, ci pignorarono la fattoria e lui per racimolare i soldi per riscattarla, iniziò a portare a casa due uomini e mi costringeva ad avere rapporti con loro.

Giuro, non ce la facevo più. Con la morte della mamma ancora fresca, e la situazione che vivevo, pensai più volte di farla finita, ma non ci riuscivo.

Una sera però ci fu la svolta. Lui tornò a casa ubriaco, voleva a tutti i costi fare sesso, io avevo dei dolori lancinanti all’addome e scappai. Mi raggiunse nel fienile e iniziò a violentarmi con forza, incurante delle suppliche dei pianti e delle urla.

E nell’estremo tentativo di sottrarmi, non so neanche chi mi diede la forza… lo spinsi talmente forte, che si infilzò con un forcone.

Riuscii a trascinarmi fino alla strada, dove per fortuna passò una macchina, che mi portò in ospedale. Lì raccontai cosa mi era successo e la polizia andò a casa, trovando lui nel fienile, infilzato al forcone, ancora vivo.

Quel bastardo, come ultimo regalo prima di morire, affermò che ero una poco di buono, che creavo solo problemi, che avevo regolarmente rapporti sessuali con tutti i ragazzi che mi piacevano e che, con la mamma ancora viva, lo avevo sedotto una sera che era alticcio, costringendolo ad avere un rapporto completo con lui. Che da allora lo costringevo, dietro la minaccia di denunciarlo per violenza, ad avere regolari rapporti con lui. E che quella sera quando tornato a casa si era rifiutato di fare sesso, dicendomi che mi avrebbe denunciato, lo avevo colpito deliberatamente alle spalle. Morale della favola, fui incriminata per omicidio! E ho dovuto combattere per due anni prima di dimostrare la verità.

Il mese dopo, stetti male e mi portarono di nuovo in ospedale. Le lacerazioni conseguenti alle violenze mi avevano provocato un’infezione che non curata, si era estesa e costrinse i dottori ad asportarmi l’utero.

Dopo un mese di ospedale, fui trasferita in riformatorio, dove continuò il mio inferno. La fortuna mi fece imbattere in delle anime buone che mi aiutarono. In particolare un’assistente sociale prese a cuore la mia vicenda. Lei mi credette e mi mise in contatto con un’associazione che pagò un avvocato vero, che riuscì a dimostrare la mia innocenza. Furono davvero in gamba. Grazie a ciò che ricordavo ricostruirono tutta la storia.

Risalirono alla clinica dove mi aveva fatto abortire e con arguzia fecero confessare il dottore, il quale confermò che già allora lo aveva avvisato del problema all’utero. Quindi, grazie a dei fiammiferi del bar che frequentava, e al tipo di macchina con la quale venivano a casa quei due porci, che ricordavo bene, incastrarono i due uomini ai quali mi vendeva. Avevano già precedenti specifici e non ci misero molto a farli confessare e arrestare.

Così, dopo due anni riuscii a uscire da quell’inferno, fui accolta da Nancy, e tornai a vivere!

lerealtaparallele2.ilpierpo.it

 

Assurdo comportamento

Ieri ho postato un link a questo blog. Me lo hanno cancellato definendolo spam. Ne è nata una discussione (2 post) molto educata da parte mia, tendenziosa da parte di un mod. Risultato? BANNATO

Ho inviato questo messaggio ai proprietari del forum. Risponderanno? Prenderanno provvedimenti?

 

Al Proprietario del forum (Borè srl).

Ieri, nel tentativo di dare un contributo fattivo al forum, ho inserito in una discussione un link ad un post che ho pubblicato sul mio blog personale. Dopo poco un comunity manager  eliminava il link definendolo spam. Molto educatamente facevo presente che non si trattava di spam. Interveniva un moderatore (tale (ElleryQ) il quale mi offendeva mettendo in dubbio la mia onestà (faccine e punti interrogativi sul fatto che sostenevo non fosse spam). Ovviamente ho risposto per le rime, ma sempre con educazione. Pochi minuti fa, ecco IL GIUSTIZIERE Marcello. Mi arriva un ban a tempo indefinito per (testuale): Reiterato comportamento irriguardoso nei confronti di uno staffer.

A questo punto: Quale sarebbe questo REITERATO (se non sbaglio l’aggettivo significa Ripetuto più volte, con insistenza… per 1 POST?) e IRRIGUARDOSO (che sempre da aggettivo significa insolente, irrispettoso, irriverente, sfacciato, sfrontato, arrogante, impertinente) comportamento? Cioè lui può mettere in dubbio e offendere la mia persona, e io non posso dire che le faccine e i ? li deve usare con altri?

Mi sembra che un moderatore oltre ad essere imparziale, dev’essere innanzitutto molto calmo (lo dice il termine), riflessivo e ammettere i propri limiti o errori (se) commessi.

NON PUO’ innanzitutto schernire e dare del bugiardo a un utente con il quale non ha confidenza (ma in ogni caso);

NON PUO’ arrogarsi diritti dovuti dal ruolo che ricopre, solo per avergli puntualizzato che non gli si permettono determinati commenti;

NON PUO’ affermare falsità per giustificare un provvedimento indiscutibilmente di carattere personale.

In definitiva QUEI DUE NON POSSONO essere un MODERATORI

Nell’ultimo post, In ogni caso avevo deciso di non frequentare più il forum, ho chiesto di cancellare il mio account. CANCELLARE!

Ma il BAN non lo accetto.

Nonostante questo deplorevole episodio, sono e rimarrò cliente Borè attraverso i servizi offerti da Youcanprint

Aggiornamento: gli scrrenshot della VERGOGNA

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Ovviamente non ho avuto diritto di replica (BAN)

La discussione completa QUALCUNO MI SPIEGA “IO” DOVE SONO STATO OFFENSIVO?

Come volevasi dimostrare

Ennesima delusione di un “illuso”!

 Essendo l’ultimo post del 2016, auguro a tutti di passare delle festività serene. Quest’anno, per ovvi motivi, non sono nello stato d’animo giusto per lasciarmi andare di più.

Quando ho iniziato a scrivere “Asha”, l’ho fatto con entusiasmo, ci ho perso tempo, energie, tralasciando anche altri progetti. Per me era una nuova sfida, che ho accettato ‘col cuore’ (come direbbero dalle mie parti). Oggi sono demoralizzato e mi chiedo: cosa ci faccio in un settore così ipocrita e comandato dai soliti noti?

L’intento era quello di far riflettere su un tema attuale e serio, forse più degli altri che ho trattato precedentemente. Continua la lettura di Come volevasi dimostrare

COMUNICATO STAMPA

Salerno 8 dicembre 2016

 

Un romanzo che affronta una tematica estremamente delicata e attuale: la prostituzione minorile

ASHA

(Storia di un’adolescente che desiderava solo ciò che avevano tutte le sue amiche…)

di Pierpaolo Maiorano

dal 10 dicembre in formato digitale e cartaceo (Print On Demand)

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Si parla quasi esclusivamente della forma costrittiva del fenomeno; giustissimo visto che è la parte drammatica e riguarda giovanissime vittime inconsapevoli, e dev’essere contrastata con tutte le nostre forze. Non bisogna però dimenticare che esiste anche l’aspetto volontario. Un fenomeno molto più diffuso di quanto non si creda fra gli adolescenti di oggi che, per ottenere ricariche, telefonini di ultima generazione, piuttosto che un vestito firmato o soldi, scelgono di vendere il proprio corpo… consapevolmente. E non sempre, come nel caso della protagonista, spinti dalle precarie condizioni economiche della famiglia. Anche questa è da contrastare, a monte.

Nel libro, i due aspetti s’incrociano, procedono paralleli, sviluppando una trama fitta, senza pause, avvincente.

Asha è la terzogenita di una famiglia di immigrati albanesi, in Italia da vent’anni. Persone perbene, oneste, lavoratrici, ben integrate nel tessuto sociale, ma che a stento riescono ad arrivare a fine mese.

Vedere le amiche vestire bene, avere belle case e tutto ciò che desiderano, mentre lei è costretta a vestire abiti lisi e abitare in una casa fatiscente, le fa provare invidia. Trascinata da un’amica senza scrupoli, accecata dalla prospettiva di avere ciò che i genitori non possono darle, scappa e decide di vendere il suo corpo per ottenerle.

Questa scelta però, se da un lato le permette di appagare tutti i suoi desideri, ben presto le fa rimpiangere il non poter avere una vita da normale adolescente, coltivare amicizie, ridere, scherzare, innamorarsi.

Venduta a un’organizzazione criminale, segregata e costretta ai loro voleri, scappa più volte, ma viene sempre ritrovata. Scoperto di essere incinta, non riuscendo a trovare il ragazzino con il quale lo ha concepito, tenta di far credere a un uomo di mezz’età, incontrato durante una delle sue fughe, di essere lui il padre del bambino.

Fallito anche questo tentativo, stanca di scappare, con quei criminali che non le danno tregua… decide di farla finita.

Il ritrovamento della lettera d’addio che lascia sul tavolino di un bar, dà l’avvio alla storia.

L’autore.

Dopo aver pubblicato sotto pseudonimo, decide di mettersi in gioco con il suo vero nome. Autore che ha scelto il self publishing per essere libero di esprimere ciò che sente senza pressioni o imposizioni.

Ama trattare argomenti spesso scomodi, che non seguono le mode del momento; ciò che definisce Real-Life.

La scelta di un linguaggio sobrio, da strada, semplice e diretto, alternando anche all’interno dello stesso libro diversi stili narrativi, hanno l’intento di tenere alta e costante l’attenzione del lettore.

Contatti:

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I Mekong boys

Premetto che i Mek-Boys sono totalmente frutto della mia fantasia, quindi potete dormire sonni tranquilli!

Con l’avvicinarsi dell’uscita del mio nuovo lavoro, mi sono chiesto: pubblico o no la loro storia? Non do un esempio negativo? Ho avuto rimorsi nel proporre i miei “assassini”. Mentre stendevo queste righe, ho capito di doverli inserire, perché in giro che c’è chi scrive veri e propri spot a favore dei “cattivi”, salto di qualità rispetto alle vecchie lotte Stato-criminalità (Bell’esempio per i nostri giovani, che già sono a corto di ideali, vedere come si ammazzano fra loro, o imparare a usare armi da fuoco a quindici anni) non ottenendo altro che emulazione. Poi ci lamentiamo!

Loro, i Mekong-boys, almeno hanno un “ottimo movente”. Continua la lettura di I Mekong boys

vi presento: leRealtàParallele 2

Le Realtà Parallele2

ASCOLTA il trailer

 

In questo secondo capitolo, ho scelto di trattare, oltre alle consuete storie di amori nati fra uomini, anche temi con una particolare valenza sociale.

Uno dei principali tabù, della serie… cose che si fanno ma non si dicono, riguarda la prostituzione, al maschile in questo caso.

Per necessità o per scelta: una sola volta o facendone una professione. In tanti hanno ammesso di aver avuto almeno un rapporto sessuale a pagamento nella vita. Quando mi sono capitate quelle giuste… non potevo rimanere insensibile. Una in particolare, lucida testimonianza di un uomo, oggi sposato con figli, ed etero a tutti gli effetti che da adolescente, ha consapevolmente scelto di prostituirsi, usando gli orchi per raggiungere il suo scopo: dare un futuro ai genitori, che a seguito di varie vicissitudini vivevano una situazione tragica, tanto da essere costretti a darlo in affidamento.

L’unica storia lesbo, è anche la più drammatica, cruda. Una delle tre inviatami dall’America.

Politica e calcio. Due mondi crudeli, spietati. O ti adegui alle loro regole… o inevitabilmente vieni schiacciato!

I bambini, protagonisti con la loro spontaneità, genuinità, ci insegnano come accettare senza riserve, un amore diverso, perché per loro conta il sentimento, non il sesso di chi lo vive.

In ultimo, ma non meno importanti, nella stessa storia, arrivatami dall’America (ebbene sì, ho venduto in America, in Australia, e anche i Giappone!), ci sono due spunti di riflessione, anzi tre.

Superato il disorientamento dovuto al coming out del figlio, a cosa può arrivare un genitore, se per accettarlo completamente deve/vuole capire cosa prova…

Perché un ragazzo gay deve pensare di dover dimostrare la propria bravura e professionalità in ambito lavorativo?

E infine, gli atteggiamenti di alcuni gay. D’accordo sentirsi donna in un corpo maschile, ma perché arrivare a scimmiottarle, diventandone la brutta copia, dando così l’opportunità a quattro deficienti, di deriderli e malmenarli?

 

Beh, direi che non ho tralasciato nulla.

Anzi, una puntualizzazione per quel paio che credevano di mettermi in imbarazzo con domande maliziose.

Innanzitutto, i miei, NON SONO LIBRI PER GAY, anzi… parecchi cosiddetti maschi dovrebbero leggerli…

E… mica è detto che chi scrive di omosessualità o diversità che dir si voglia… debba esserlo per forza!