Mi sento perso…

la mia adorata mamma, a pochi giorni dai 92 anni, sta per andare in cielo.

Qualcuno dirà che è il corso naturale della vita, che a tutti prima o poi toccherà, ma solo quando succede – o sta per succedere -, ci si rende conto di quanto un simile evento, sia devastante.

Nel mio particolare caso, è ancor più doloroso. Tanto tempo fa, ho deciso di non avere una famiglia, per le mie condizioni fisiche, pensando di non dare in un certo senso “fastidi” a un’eventuale compagna, ed evitare il rischio di non poter donare l’amore e le attenzioni che si devono a un figlio.

È stato quindi naturale, dedicare la mia vita a lei e a mio padre, anche se per quel poco che riuscivo. Fino a qualche tempo fa, noi tre eravamo una squadra, ci aiutavamo a vicenda, compensandoci e sostenendoci.

Ne ha passate tante la mia mamma, ma non ha mai  perso il sorriso e la fede. L’ultima, circa due anni fa. Ha iniziato a manifestare sintomi di demenza senile. E allora, ogni volta che potevo (parlo al passato, solo perché è da un anno che non esce più), la portavo con me in macchina. Andavamo a Vietri sul Mare, dove, appena trasferitisi da Milano, ha vissuto parte dell’adolescenza; o la portavo a Paestum e ad Agropoli.

A Vietri, voleva che mi fermassi sotto la vecchia casa dove abitava, e mi raccontava di quei tempi in cui, affacciata a una piccola finestra, passava ore a piangere pensando al suo primo amore che aveva dovuto lasciare.

Nel tragitto da Salerno a Paestum invece, ammirava gli alberi della Pineta e la rigogliosa vegetazione che incontravamo.

La malattia, le fa ripetere sempre le stesse cose. A casa, quando è a tavola, dalla finestra guardando l’albero che c’è lungo lo spartitraffico… stessa cosa. Ogni volta che lo guarda, dice meravigliata com’è cresciuto in pochi giorni.

Ogni volta, a Vietri, raccontava la stessa storia, mentre andando a Paestum, diceva, meravigliandosi della loro imponenza e rigogliosità, com’erano cresciuti gli alberi dall’ultima volta che eravamo passati da lì.

Io, che in vita mia non ho mai sopportato mi si ripetesse due volte una cosa, con lei avevo pazienza, e le facevo ripetere le stesse cose, ogni volta.

Oggi sono stato a trovarla. Dovevo almeno salutarla per l’ultima volta! I medici affermano che non c’è più nulla da fare, e quando me l’hanno detto, mi sono sentito morire. Tre persone per portarmi da lei, da solo non ce l’ho fatta.

È in stato di semincoscienza, ha l’ossigeno, ma capisce. Le ho parlato, le ho detto che non può lasciarci soli, l’ho accarezzata, le ho stretto le mani, in cuor mio spero si riprenda, ma ho tanta paura. Mi rimangono solo loro…