La moda dei libri a tematica omosessuale

 

Ho deciso di “rompere il silenzio estivo” del blog, per pubblicare una di quelle che chiamo digressioni.

Negli ultimi anni ho assistito all’uscita di diversi libri che raccontano storie di amori gay. No, non capite male. Io stesso ho iniziato a scrivere basandomi su una bella, toccante e conflittuale storia d’amore omosessuale. E ho proseguito dando voce a chi ha trovato la propria serenità con un altro uomo, pur essendosi sempre ritenuto eterosessuale.

Non sono assolutamente contrario alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, anzi… è la mia battaglia contro i mulini a vento!

Detto questo, pur scrivendone, non avevo mai letto un libro che parlasse di storie fra uomini o donne, prima di iniziare a scrivere sull’argomento (A dir la verità nessun libro che parlasse d’amore in genere, ma questo è un altro discorso).

Questo fin quando non mi sono imbattuto nei protagonisti dei miei primi libri e ho deciso di raccontare la loro storia. Dovendomi documentare per non scrivere cavolate, ne ho letti alcuni. Confesso che mi sono dovuto quasi violentare (avete capito in che senso…) per finirli. Li ho trovati tristi seppur nel lodevole intento di voler far comprendere la condizione di diversità che vivono. Scritti benissimo sia chiaro, a tratti poetici ma…

Sono convinto che tutt’oggi viviamo in una società bigotta e retrograda, ma questo tipo di esempi, secondo il mio modesto parere, producono un effetto negativo.

Mi spiego. Prendiamo il caso di un genitore che sa… sospetta o gli viene confessato che il figlio è gay/lesbica e legge uno di questi libri… ma davvero siamo sicuri che sia felice che il figlio possa passare le stesse peripezie dei protagonisti di alcuni tanto incensati libri? Come potrebbe vivere tranquillamente la condizione del figlio, sapendo ciò a cui potrebbe andare incontro?

Non sarebbe meglio far capire che una persona attratta da un altro uomo o donna, può essere come, se non più in gamba chessò… di 007? O che sia in grado di dirigere una multinazionale come la Apple, venendo rispettato per ciò che è in grado di realizzare?

Perché dobbiamo accentuare la percezione che un gay sia una persona fragile e sognatrice come spesso si fanno/vogliono apparire i personaggi di questo genere di scrittura? E non parlo della forma (non potrei giudicare proprio io, che non so scrivere, ma raccontare…) ma del contenuto.

I tanti ragazzi che provano attrazione per lo stesso sesso, non sarebbero più invogliati a dichiarare la propria condizione sapendo che il genitore, il parente o l’amico possa pensare che comunque sia una persona in gamba, in grado di ritagliarsi un proprio spazio nella società, senza che nessuno giudichi cosa fa sotto le lenzuola?

Voglio proporvi alcuni passi del mio primo libro… Mario ha deciso di aiutare Nick (il figlio gay di Roberto) a farlo accettare dal padre e lo fa in maniera diretta:

«Perché non riesci ad accettare tuo figlio? Però la verità! Sii sincero, con te stesso prima che con me.»

«Non lo so. Neanch’io riesco a capire. Sono bloccato, incapace di darmi una spiegazione. Per me è stato come se mi fosse crollato il mondo addosso. Io, considerato da tutti il miglior tombeur de femmes… ho un figlio frocio. Sì, concedimelo una volta. Non capisco proprio cosa si provi a scopare con un altro uomo.»

«È la stessa domanda che farebbe un gay a te. Come posso aiutarti? Io sono un tipo diretto, non ti scandalizzare. Vediamo di chiarire con qualche esempio di te e di tuo figlio. A te piace la donna quindi automaticamente ti piace la ****, giusto?»

«Ovvio.»

«Mentre se a Nick piace un uomo, automaticamente gli piace il *****, vero?»

«Be’…»

«Be’, quindi è ciò che pensi. E se tuo figlio avesse i tuoi geni e fosse scopatore come te… solo che gli piacesse il ****?»

«Non capisco l’attinenza…»

«Mettiamola così. Cambieresti opinione a seconda che tuo figlio sia attivo o sia passivo?»

«Mah, potrebbe essere diverso, se si sapesse una cosa o l’altra.»

«Se si sapesse o se gli altri sapessero una cosa del genere?»

«…»

«È questo il problema… la gente. Quello che pensano gli altri.»

«…»

«Che delusione! E tu sacrifichi tuo figlio per ciò che penserebbero gli altri? Ma secondo te, avendo cacciato Nick hai risolto il problema? Sei stupido. Sappi che se anche lo ripudi pubblicamente, lui sarà sempre Nick, il figlio finocchio di Roberto. Te lo dico col cuore: sei un co–glio–ne.»

«Non lo so, sono confuso… So solo che mi fanno schifo gli effeminati, come a tutta la gente normale…»

«Cioè, pensi che tuo figlio sia effeminato? Ma che dici?»

«Ma per piacergli un altro uomo…»

«Sai almeno la differenza fra una persona effeminata e un normale gay?»

«Non precisamente, effeminato se vai con gli uomini…»

«No dai. Sei laureato, sei una persona colta. Non puoi pensare una cosa del genere. O davvero dici?»

«E allora spiegamelo tu, saccente.»

«Effeminato è chi ha atteggiamenti, modi di muoversi, di parlare, tipici di una donna. Perché si sente donna… dentro. Il gay è chi, al di là del suo orientamento sessuale, ha comportamenti da uomo, come siamo usi conoscere. Ti sembra che Nick abbia un comportamento normale o presenti movenze femminili?»

«Non mi sembra abbia atteggiamenti da donna, questo è certo!»

«E a me come mi consideri?»

«Maschile…»

«Ma non avevi detto che anch’io ero…? Sì sei confuso, tanto confuso…

«Sono allibito, non ho parole, ma perché mi hai fatto vedere queste cose?»

«Con Antonella… per dimostrarti che quando ti ho detto di essere bisex… era la verità! Poi per provarti che non bisogna dare per scontato uno stereotipo. Io posso essere maschio e donna allo stesso tempo senza perdere in dignità. Sicuramente hai chiesto in giro di me. Cosa ti hanno detto? Come ti hanno parlato di me?»

«Sinceramente tutti mi hanno parlato bene. Hanno tutti un’alta considerazione di te.»

«Ed io non nascondo la mia bisessualità.»

«Infatti alcuni mi hanno messo in guardia su di te, ma sempre parlando bene di te.»

«Vedi? Le persone intelligenti non mi giudicano certo per quello che faccio sotto le lenzuola. A me piace il sesso e tutto ciò che mi può dare piacere. Ma attenzione. Non vado con chiunque mi capiti. Scelgo, seleziono attentamente.»

«Ora veniamo al punto. Perché per tuo figlio dovrebbe essere diverso da com’è stato per me? Chi ti dice che sarebbe giudicato per quello che fa a letto e non per quello che è in grado di realizzare nella vita? Non ho mai trovato un ragazzino di sedici anni così assennato, educato, buono – se avessi un figlio, vorrei fosse proprio come lui. Che ha tanto amore da dare e parecchio da ricevere, in arretrato. Poi, come ho detto a tua moglie, è ancora piccolo, chissà che domani non provi con una ragazza e s’innamori…»

 

In queste righe c’è molto di ciò che pensa la gente normale. Il modo di pensare che si deve cercare di cambiare!

Se invece uno legge (invento):

In quegli anni erano pochi i gay che si dichiaravano. La paura di ciò che pensava la gente faceva sì che restassimo nell’ombra, cercando i nostri simili nei luoghi deputati agli incontri occasionali, sperando di trovare l’amore…

O anche:

Ci siamo lasciati e sono distrutto: guardo il letto e mi ricorda lui, vado al mare e rivivo i momenti passati insieme, metto la camicia a righe e penso che me l’ha regalata lui…

O peggio:

Non potevamo passeggiare mano nella mano perché ci insultavano e ci malmenavano…

Ho pensato di farla finita, perché uno come lui non lo troverò più…

Come credete reagisca uno che ha già dei pregiudizi verso l’omosessuale leggendo queste cose?

E un genitore?

 

4 pensieri su “La moda dei libri a tematica omosessuale”

  1. Stamattina , ascoltavo radio Deejay, era in onda Linus col suo programma e ha mandato in diretta un ragazzo di 35 anni che cercava un fidanzato!
    Tralasciando il motivo per il quale è andato in onda, la telefonata mi ha colpito. Evidentemente dichiarato (e accettato), anche in famiglia, parlava con una serenità e una naturalezza del suo essere omosessuale, che mi ha impressionato, in positivo. Parlava di se stesso e del suo stato come fosse la cosa più naturale al mondo.
    E ha detto due verità che racchiudono il mio pensiero: la prima, quando ha affermato (più o meno testualmente) che anche se va a letto con un altro uomo, lui è sempre la stessa persona!
    La seconda, quando gli hanno chiesto se avesse avuto problemi di accettazione a livello “sociale”, e lui ha risposto che, i peggiori omofobi sono proprio i gay, quelli non dichiarati, i quali per darsi un’aria da maschi, danno addosso ai loro pari.
    Ma tutta la telefonata merita di essere ascoltata.

    1. Sono andato ad ascoltare la puntata. Devo dire che ha colpito anche me. Se non conoscessi i tuoi gusti, ti direi… BUTTATI.
      Sai in tutto questo cosa mi dispiace? Che nonostante tanta gente si professa favorevole, vuole che le cose cambino… poi all’atto pratico, puff spariscono.

  2. Proprio l’altro giorno, su una rubrica del corriere ho letto una recensione su un libro a tematica. È necessario che le persone acquisiscano una cultura dell’omosessualità, diversa da ciò che per secoli ci hanno propinato, ma nella giusta maniera. Ho letto quell’articolo, anche se già il titolo mi ha disturbato… era qualcosa che si riferiva all’educazione sentimentale dei gay ?! C’è bisogno di educare le persone ad aprirsi a questa realtà, non convincere il Gay che può amare, facendo capire che un uomo può amarne un’altro e non per questo deve nasconderlo per paura di essere tacciato come femminiello (come si dice dalle mie parti), ma come persona in grado di avere un ruolo nella società. In questo l’esempio di Mario è l’inno a questo modo di essere.
    Io quando ho fatto coming out, non sono stato accettato subito. Mio padre diceva che ero malato e dovevo essere curato. In punto di morte sai che mi disse? Figliolo, grazie! Grazie per avermi reso fiero di essere tuo padre, e per non aver dato adito alla gente di parlare alle tue spalle. (Mio papà all’inizio non credeva possibile fossi gay, perché diceva che non ero effeminato, e la sua grande paura era che potessi essere preso di mira dai cosiddetti maschi).
    È questo che deve cambiare. È il modo sbagliato di porsi di molti gay nei confronti degli altri che molte volte è sbagliato. Partiamo da questo, sono sicuro che cambierebbe qualcosa in modo più rapido.

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