GLI ADOLESCENTI E TUMBLR

Come qualcuno si sarà accorto, da qualche giorno ho attivato un blog su tumblr. Lo avevo preso sì in considerazione prima di aprire questo, solo che non riuscivo a capirne il meccanismo (anche ora non è che ne capisca molto…), avevo provato a fare delle ricerche mirate, ma i risultati sono stati deludenti. Tutti erano in inglese o comunque non in italiano, quindi pensai non fosse per me.

Una decina di giorni fa mi sono deciso (a dire il vero me lo ha consigliato una persona via mail, dicendomi che c’erano tanti iscritti ai quali i miei libri potevano interessare). Mi sono detto, può essere un buon veicolo pubblicitario, e una buona fonte per il secondo capitolo di leRealtàParallele

Tumblr è più simile a G+, non ci sono le limitazioni alla lunghezza dei post di TW, né su cosa pubblicare di FB. Durante le varie ricerche ho trovato di tutto, da semplici foto di panorami o selfie, a video pornografici.

L’uso dei tag, dovrebbe garantire a chi cerca, una precisione maggiore dell’#. In comune i social hanno i “consigli”, che dai primi post sono comparsi, da parte della redazione, sicuramente legati ai tag inseriti nei post.

A parte i nomi improponibili che ci sono (ho la testa in casino, lividi al posto dei sorrisi, la ragazza con le ali rovinate, essere uccisi da un amore e… ho citato i più normali), la quasi totalità di questi blog consigliati, sono di giovanissimi, ragazzi e ragazze.

Ne ho visitati diversi e sono rimasto spiazzato (eufemismo). Qualcuno è un normale blog di ragazzini; selfie, foto di panorami, frasi di canzoni, frasi d’amore. Altri invece dichiarano apertamente la propria omosessualità e postano foto di adolescenti come loro, che si baciano…

Altri ancora, quelli più preoccupanti, pieni di pensieri catastrofici. Insoddisfazione. Propositi suicidi.

Molti sostengono di amare il rap perché riflette il loro stato d’animo (negativo). Soprattutto denunciano l’assenza dei genitori nelle loro vite. Mi ha colpito uno in particolare, di una ragazzina che diceva che i genitori conoscevano la sua data di nascita, il codice fiscale, le vaccinazioni fatte… ma non conoscevano i suoi gusti, il colore preferito, che musica che ascolta ecc.

E ho scoperto che di blog italiani ce ne sono centinaia.

È stato bello vedere oltre un milione di cuoricini/note (equivalente dei Like di FB o delle stelle di TW) sulla foto di un panorama o su una breve gif animata di due fidanzatini che passeggiano sulla spiaggia.

È stato allarmante vedere migliaia di note (quindi “mi piace”, quindi “approvo o condivido”) sulla foto di una pistola, o sul racconto di un tentato suicidio.

Confortante infine, non aver letto post deridenti o minacce, segno che, almeno per ora, non è territorio di cyberbullismo.

Ho letto brevi racconti di amori svaniti, di sogni coltivati, di ricerca di amore… e di comprensione.

Pensavo fosse un buon terreno per far conoscere ciò che scrivo, conoscere storie da cui trarre spunto, ma sono preoccupato di passare per uno che va a caccia di ragazzini da circuire (ho paura che questo sia un aspetto preoccupante, da tener presente e monitorare).

E qui veniamo allo scopo del post: appellarmi ai genitori.

So che oggi è diventato difficile instaurare dei buoni rapporti con i figli, oberati dal lavoro e preoccupati di non far mancare loro nulla… per poi stronzeggiare ore sui vari social (FB in testa). Dedicassero ai figli quel tempo, se li chiamassero accanto a loro sul divano, chiedendogli com’è andata la giornata e cos’hanno fatto… cosa pensano, forse quelle migliaia di “note” negative si ridurrebbero a poche decine, o anche meno.

L’amore per un figlio, si dimostra nei momenti difficili, e non bisogna lasciarli soli, ma sostenerli e aiutarli. E soprattutto amarli, perché figli non si sceglie di diventarlo… genitori Sì.

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