Il ritorno di Roberto a casa: un dramma preannunciato

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La mattina del 2 giugno – nello stesso momento in cui Giuseppe ed io stavamo tornando dalla spiaggia del Troncone – a Salerno si consumava un annunciato dramma familiare.

Quando Roberto tornò senza preavviso, la prima cosa che fece, fu quella di andare nella stanza di Nick. Sapeva che la moglie non avrebbe mai e poi mai abbandonato il figlio a se stesso, e infatti trovò il letto disfatto.

Andò su tutte le furie iniziando a chiamare, urlando, la moglie. In casa c’era solo Chiara che studiava, Pamela ed Elisa erano andate a fare la spesa, Nick a zonzo con il motorino e Guido al lavoro… erano le undici e trenta circa.

Chiara, sentendo le urla del padre capì subito. Sapevano tutti loro che si sarebbe verificato, ma non così presto… E in quel modo. Speravano di poterlo prima “ammorbidire”.

Si affrettò a chiamare la madre per avvertirla, non rispose. Provò allora a chiamare Elisa ma niente. Evidentemente nel supermercato non c’era linea.

Decise di affrontare il padre e cercare di calmarlo.

«Papi, papi sei tu?»

«Certo che sono io, chi ti aspettavi?»

«Nessuno. Ho sentito urlare, cos’è successo?»

«Chiara a papà non fare la finta tonta. Tua madre?»

«A fare la spesa insieme a Elisa. Ma non hai avvisato che tornavi…»

«Certo dovevo avvisare, così facevate sparire le tracce».

«Tracce? E di cosa?»

«Chiaraa…»

«Dimmi papi…»

«Dov’è tuo fratello! Smettiamola con questa farsa. Avevo chiaramente detto che in questa casa non lo volevo più vedere…»

«E già, e noi dovevamo lasciarli, cioè, lasciarlo… volevo dire…»

«Cosa… cosa? Ripeti per favore… Lasciarli?! Chiara, qui va a finire male. Non mi dirai che in questa casa, la mia casa, è entrato qualcun altro… quel qualcuno?»

Una gaffe che non dava più adito a margini di recupero. Decise allora di prendere di petto la cosa.

«Sì! Vuoi la verità? Abbiamo ritrovato Nick e il suo amico Guido, papi vedessi che ragazzo per bene, e come si vogliono…» Roberto la interruppe dando di matto.

«Chiaraa, zitta! Non ti permettere di pronunciare quei nomi davanti a me. Capitoo?!» sbatté le mani sul tavolo.

Pamela ed Elisa, che stavano rientrando proprio in quel momento, sentirono le urla di Roberto e, lasciate cadere le buste in terra, corsero in casa.

«Cos’è successo? Che urli, ti si sente dalla strada!»

Esclamò Pamela con la sua solita flemma.

«Come ti sei permessa di far entrare di nuovo in questa casa quell’essere! Ero stato chiaro, e non solo! Anche quell’altro reietto avete fatto venire. E magari dormivano anche insieme… che schifo. Voi siete fuori di testa.»

Si sedette al tavolo e si mise la testa fra le mani.

«Hai finito? Ti sei sfogato? Se ti sei calmato… vogliamo parlare civilmente?»

«No! Decido io quando parlare o quando urlare. Chiaro? Qui dentro comando io!» Tanto era inferocito, che sembrava potesse venirgli un infarto da un momento all’altro. «E ho chiaramente detto che qui non deve più entrare. Punto!»

«Ma è tuo figlio Madonna santa», intervenne Elisa che, stanca della situazione, zittendo anche la madre che voleva fermarla, «ma che razza di padre sei? Aveva ragione Mario che non meriti di essere chiamato così.»

«E ora chi è quest’altro personaggio… macché avete trasformato casa mia in un ritrovo di froci?»

«Se proprio t’interessa, Mario è quella brava persona che ti ha tolto dalle mani Nick.»

«Ah, quello stronzo! Se mi capita a tiro…»

«A quello stronzo, come a Nick, dovresti solo ringraziarli, che non ti hanno denunciato.»

«Comunque ora che sono qui, si cambia registro, se volete continuare a…» Elisa lo interruppe nuovamente.

«Ma sei proprio fuori di testa! Sai che ti dico? Se Nick non è più tuo figlio, non lo sono più neanch’io» si girò e, uscendo dalla cucina affermò: «Vado a prendere le mie cose e me ne vado. Comunque sappi che sei la vergogna dei padri!».

Elisa non aveva mai osato parlare così al padre.

«Anch’io la penso uguale» disse Chiara «hai perso anche me come figlia.» E andò dietro a Elisa.

Rimasero soli, marito e moglie.

Si guardarono fissi per istanti interminabili, quindi Pamela prese la sua decisione. Inevitabile.

«Ma cosa ti è successo. Sei sempre stato corretto, leale, altruista. Sei… eri una persona eccezionale e ti amavo e ammiravo. Ti avevo avvisato che se avessi dovuto scegliere fra mio figlio e te… avrei scelto Nick… Spero tu non debba mai provare un simile dolore… quello che stai dando a tutti noi. Dimenticavo: tuo figlio, e non so come faccia, ti vuole ancora bene e ti difende, nonostante tutto. Medita attentamente sul tuo comportamento… addio!»

E si avviò anch’essa a fare le valige.

Ora Roberto era davvero rimasto solo. Aveva perso nel giro di pochi giorni, suo figlio, il suo migliore amico e ora i suoi cari. Tutti l’avevano abbandonato.

Si alzò dalla sedia per un attimo… ebbe un mancamento e si risedette.

Rimase pietrificato su quella sedia, appoggiato allo schienale, le mani penzoloni fra le gambe, la testa riversa all’indietro… per tutto il tempo che ci volle alle tre a preparare i bagagli.

Poi le sentì scendere le scale… chiudere la porta dietro di loro… andarsene…

Tentò di chiamarle, di alzarsi, ma non riusciva a parlare, quasi stentava a respirare, era come paralizzato.

Immobile nel silenzio di una casa oramai deserta, pensava a ciò che il suo smisurato orgoglio aveva provocato. E per la prima volta in vita sua, sentì delle lacrime scendergli lungo il viso, che ben presto si trasformarono in un pianto a dirotto.

Passò un’ora, poi due… tre. Non aveva la forza di rialzarsi, riuscì solo ad accasciarsi sul tavolo, dove si addormentò.

Pamela e le figlie una volta fuori casa, chiamarono al cellulare Nick dandogli appuntamento sotto l’ufficio di Guido. Fecero giusto in tempo per l’uscita del ragazzo e li misero a conoscenza dell’accaduto.

«Mamma, ma perché siete andate via?»

«Come sarebbe perché, non è evidente?» disse Pamela, «tuo padre ha fatto una scelta. Da idiota. E finché non rinsavisce, io e le tue sorelle non possiamo più vivere sotto lo stesso tetto con lui».

«Ma ora dove andiamo? Casa di Guido è piccolissima» disse innocentemente.

«Piccolo mio, non ti preoccupare. Abbiamo tante possibilità» disse carezzandolo, «pensavo alla villa in costiera. È spaziosa e ha tutto funzionante. L’abbiamo ristrutturata da poco…»

«Sì, dobbiamo solo recuperare le macchine e fare qualche sacrificio in vista dell’estate…» affermò Elisa.

«E papà? Come farà da solo?» esclamò rabbuiato Nick.

«Ma guarda che ebete di padre che hai. Ti malmena, ti caccia da casa, non sopporta si nomini il tuo nome, e tu ti preoccupi per lui! Ma si arrangi…» esclamò stupita Pamela, abbracciandolo.

Decisero di andare al ristorante poiché non c’era nulla alla villa in costiera e Pamela chiamò Giorgio per chiedergli aiuto nel sistemarla e avere un po’ di sostegno morale.

Mentre erano al ristorante Pamela mi chiamò e mi spiegò tutta la storia. Le dissi che il giorno dopo sarei passato da loro.

Il resto della giornata fu dedicato alla sistemazione della casa e all’approvvigionamento. 

Roberto si risvegliò alle dieci di sera credendo di aver avuto un incubo. Era buio, c’era un silenzio irreale, le luci erano tutte spente, chiamò d’istinto la moglie e le figlie ma non ebbe risposta.

Era tutto vero! Riuscì, con quel po’ di forze rimastegli ad arrivare in camera da letto e, senza neanche spogliarsi, si riaddormentò!

 

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