I Mekong boys

Premetto che i Mek-Boys sono totalmente frutto della mia fantasia, quindi potete dormire sonni tranquilli!

Con l’avvicinarsi dell’uscita del mio nuovo lavoro, mi sono chiesto: pubblico o no la loro storia? Non do un esempio negativo? Ho avuto rimorsi nel proporre i miei “assassini”. Mentre stendevo queste righe, ho capito di doverli inserire, perché in giro che c’è chi scrive veri e propri spot a favore dei “cattivi”, salto di qualità rispetto alle vecchie lotte Stato-criminalità (Bell’esempio per i nostri giovani, che già sono a corto di ideali, vedere come si ammazzano fra loro, o imparare a usare armi da fuoco a quindici anni) non ottenendo altro che emulazione. Poi ci lamentiamo!

Loro, i Mekong-boys, almeno hanno un “ottimo movente”.

Quando ho deciso di trattare il tema, nel concepire la storia di Asha, mi sono rifatto ad alcune cronache passate, sulla prostituzione minorile (A proposito, che fine hanno fatto gli indagati? E i fruitori?), e non potevo esimermi dal trattare, oltre che il lato volontario, l’aspetto costrittivo quindi criminale.

Uno dei maggiori “mercati” per il turismo sessuale, ma anche terreno di caccia per le organizzazioni criminali sono alcuni Stati del sudest asiatico. Cambogia e Thailandia fra tutti, dove sono gli stessi genitori ad offrire le proprie creature per una manciata di dollari.

I Mek-Boys. Un ricco filantropo asiatico salva trenta ragazzini sfruttati da un’organizzazione criminale, riuscendo a cacciarli dalle loro Terre. Dona loro una vita, li fa studiare. E quando lo ammazzano per tornare a far razzia di giovani vittime, i suoi figliocci decidono di vendicarlo. A loro, si uniscono anche molti giovani disadattati, vittime di abusi, che vivono nei ghetti delle grandi città asiatiche. Piccole vittime che non essendo più appetibili, vengono cacciati dai genitori; che diventano “rifiuti dell’umanità”, costretti a vivere per le strade delle grandi metropoli mendicando, rubando e continuando a prostituirsi.

Sapendo che la giustizia degli uomini non potrà mai ripagarli da ciò che hanno subito, decidono di vendicarsi a modo loro!

Vi racconto la loro storia:

Giugno 2000

Lee Dong, uno degli uomini più ricchi del Sud-est asiatico, viene rapito da un’organizzazione criminale, dedita alla tratta di minori e specializzata in rapimenti. Lo tengono prigioniero lungo le rive del fiume Mekong, e rimane nelle loro mani per settimane.

Assiste impotente alla compravendita di decine di bambini, ceduti per pochi dollari dalle stesse famiglie, tenuti in stato di schiavitù e venduti a pedofili senza scrupoli.

Approfittando di uno dei tanti spostamenti che la banda compie periodicamente, scappa, aiutato da una delle bambine tenute in stato di schiavitù, di nome Su Ning. La porta con sé.

Braccato dai criminali lungo le rive del fiume Mekong, riesce ad appropriarsi di una barca e, convinto di essere riuscito a salvarsi, è felice. Si accorge solo dopo un po’ che Su Ning, per fargli da scudo, è stata ferita a morte. Prima che gli muoia fra le braccia, giura che l’avrebbe vendicata.

Lee Dong, tornato salvo a casa, mantiene fede al giuramento. Scopre tutto sull’organizzazione criminale e, assoldato un gruppo di mercenari, torna nella foresta dove si nascondono. Li fa ammazzare tutti, tranne uno, che ha il compito di portare un messaggio al capo dell’organizzazione: “Questa è la fine che vi attende, se oserete rimettere piede qui!”

Libera una trentina fra bambini e ragazzini, tutti vittime di abusi sessuali, di età compresa fra i cinque e i tredici anni. Li riporta alle famiglie, ma quasi tutti vengono rifiutati dai genitori. A causa degli abusi subiti, non potevano essere più venduti, e quindi erano solo un peso per loro.

Dong decide di prendersene cura. Gli dà una casa, li fa studiare. Gli dona una nuova vita.

I ragazzi sono oramai cresciuti.

I più grandi sono all’Università, gli altri studiano.

All’improvviso, l’organizzazione criminale, passata nel frattempo sotto la guida di De Leo, torna a far razzia di giovani innocenti. Lee Dong viene ammazzato, come monito a non intromettersi nei loro affari.

Ma questo scatena la vendetta dei figliocci.

Dong lascia parte della sua eredità alla fondazione che aveva in affidamento i ragazzi.

Loro decidono di usarla per vendicare il loro benefattore.

Nascono così i Mekong Boys. Fra i ragazzi salvati da Dong c’è chi, abbandona gli studi per iniziare un addestramento di tipo militare, e chi – gli universitari – si occupa della pianificazione e della ricerca dei criminali. Ma arruolano anche tanti altri ragazzi che, a causa delle violenze subite da piccoli, ripudiati dalle famiglie, sono costretti a vivere nei ghetti delle grandi città, dormendo per strada, vivendo di espedienti, chiedendo l’elemosina, o continuando a prostituirsi.

Dopo un anno, ha inizio la loro battaglia. Riescono a cacciare nuovamente l’organizzazione dalle loro terre, ma questo non li soddisfa.

Vogliono vendetta. Vogliono giustizia. Sognano che nessun bambino più subisca ciò che hanno dovuto subire loro.

Ma sanno che la giustizia umana non sarebbe stata in grado di fermarli, quindi decidono farlo loro. A modo loro!

 

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