Come volevasi dimostrare

Ennesima delusione di un “illuso”!

 Essendo l’ultimo post del 2016, auguro a tutti di passare delle festività serene. Quest’anno, per ovvi motivi, non sono nello stato d’animo giusto per lasciarmi andare di più.

Quando ho iniziato a scrivere “Asha”, l’ho fatto con entusiasmo, ci ho perso tempo, energie, tralasciando anche altri progetti. Per me era una nuova sfida, che ho accettato ‘col cuore’ (come direbbero dalle mie parti). Oggi sono demoralizzato e mi chiedo: cosa ci faccio in un settore così ipocrita e comandato dai soliti noti?

L’intento era quello di far riflettere su un tema attuale e serio, forse più degli altri che ho trattato precedentemente. Non che l’omosessualità adolescenziale, e la successiva scelta/paura di rivelarla alla famiglia (con le conseguenze che troppo spesso seguono) siano meno importanti o serie; come del resto cercare di far capire a chi, persa la compagna con la quale si è condiviso una vita intera, che si può provare nonostante tutto sentimenti forti senza (in un certo senso) tradirne la memoria… può dare un input a reagire…

Asha approfondisce due aspetti dello stesso fenomeno (costrittivo e volontario), e andava trattato.

Oggi, la mancanza di ideali che contraddistingue le nuove generazioni, gli inesistenti affetti e la mancanza di appeal dei genitori (una volta si prendevano come esempio, erano i nostri eroi, oggi…), troppo impegnati per stare a sentire i figli – ma che poi passano ore in chat e sui social – portano inevitabilmente i nostri ragazzi alla deriva. E non tutti sono forti quanto vogliono mostrarsi, anzi. Non che con una guida al fianco non possano commettere errori, nella vita si sbaglia. Sempre e comunque. Ma dagli errori s’impara, commettendoli si cresce. Se hai qualcuno che te lo fa capire, è più semplice correggerli, ma se sei lasciato solo?

Il fenomeno prostituzione minorile è un dato di fatto. È la realtà dei nostri giorni. Certo è semplice e poco faticoso ottenere in quel modo ciò che si vuole, ma è sbagliato. E non dev’essere un’attenuante neanche la situazione economica familiare.

Asha è nato proprio perché sia un monito per i ragazzi, ma anche una sveglia per i genitori (sono modesto vero?).

La storia della ragazzina che, causa le condizioni economiche non può avere ciò che gli amici ottengono facilmente (e solo per levarseli di torno) dai genitori, può essere considerato un esempio da non seguire? Sì! Se si capisce che, nonostante la sua sia una storia a lieto fine (ooops), una sorta di favola moderna, poche volte finisce così.

Ne ho lette tante di storie che portano all’autodistruzione. S’inizia forse anche per gioco, o credendo di “punire” così chi non ti dedica attenzioni, quasi sperando di essere scoperti. Per dargli una lezione. Ma chi ci perde è sempre il più debole. Ci sono casi, in cui nonostante si portino a casa vestiti firmati, telefonini, soldi e quant’altro, i genitori neanche se ne accorgono, troppo impegnati e con l’alibi di una vita diventata frenetica al punto di non riuscire più a starle al passo.

Il caso di Asha è diverso. Non ha nulla di materiale, ma ha la cosa più importante… l’amore e le attenzioni dei genitori, che quando scoprono che maneggia soldi, ha bei vestiti, il telefonino… la puniscono, si preoccupano. Eppure non rendendosene conto, rischia di vanificare tutto (il poco) quello che ha, scappa. Ottiene sì ciò che ha sempre sognato, ma a che prezzo? Ben presto rimpiange la vecchia vita fatta di stenti, sente la mancanza di affetto, soffre nell’essere trattata da oggetto, il non poter coltivare amicizie sincere, avere una normale vita da adolescente. Si rende conto di cosa ha perso, quando incontra un coetaneo che la tratta come nessuno mai ha fatto, dimostrandosi dolce, premuroso… innamorandosene.

Ma ho voluto inserire anche il lato brutto del fenomeno. Quello legato agli abusi su bambini innocenti, che non hanno coscienza di ciò che li costringono a subire. Un’indagine che porta alla scoperta di una banda di criminali che si avvia contemporaneamente alla storia di Asha, s’interseca con essa, e procede parallela, con l’immancabile colpo di scena.

M’illudo per l’ennesima volta e mi convinco a fare le cose per bene. Innanzitutto, violentando i miei convincimenti, propongo il libro a una persona molto nota, a capo di una casa editrice giovane ma “salpata” con il piede giusto… le invio l’accesso per leggere online il libro, e aspetto. Dopo oltre un mese, neanche un “non sono interessata” (se proprio la vogliamo dire tutta… non si è neanche degnata di andare a curiosare). Vabbè mi dico per non scoraggiarmi, non perché ti mettono in un determinato posto si può essere già “imparati”, e ripenso a ciò che dissi in un post precedente (rivisitato):

 La differenza che contraddistingue il grande critico /giornalista/ editore, da un semplice impiegato/imprenditore sissignore, certosignore, sifigurisignore? Semplicemente l’abilità (a dire il vero… “le palle”) nel riuscire a capire da un tweet, da una segnalazione, da un commento, se valga la pena perdere cinque minuti a leggere una sinossi e magari due pagine dell’anteprima…

 

Ma credo in ciò che ho scritto, decido quindi di pubblicare come al solito.

A una settimana dalla data decisa per l’uscita, è tutto pronto. Epub verificato, bozze del cartaceo ok, il mio bel comunicato stampa professionale in rampa di lancio. Dopo aver cercato e selezionato i vari indirizzi a cui spedire le mail… programmo l’invio.

A parte la mia sfiga, visto che l’invio doveva avvenire il giorno 7 mattina… non so perché, le mail sono partite in tarda serata (con l’Immacolata, il ponte e il weekend). Lunedì iniziano ad arrivarmi le risposte: chi ha cancellato la mail senza degnarsi di leggerla, alcuni indirizzi risultano inesistenti (marcati come spam), nessun riscontro, neanche una riga da nessuna parte. Ci fosse stato qualcuno che mi avesse risposto… COGLIONE, non hai ancora capito che pubblichiamo SOLO chi ci interessa, chi paga, chi ha raccomandazioni?

Inizio a svegliarmi. E a pormi delle domande…

Cazzo ci faccio in un mondo così ipocrita, pronto a decantare un soggetto che istiga alla violenza, e insegna che bisogna usare armi ancor prima di smettere di bere latte… in pratica, il PERFETTO SPOT per la criminalità organizzata?

Cazzo ci faccio in un mondo dove non vai avanti per ciò che scrivi, ma solo se hai raccomandazioni… che si mobilita per difendere chi istiga a compiere attentati venendo giustamente processato?

Cazzo ci faccio in un mondo dove, solo perché hai un nome e delle conoscenze, catalogano quasi come capolavoro, il racconto di ciò che (non) fanno gli adolescenti oggi (ovviamente tralasciando gli aspetti fondamentali dell’età)?

Prima di pubblicare questo sfogo, ci ho pensato a lungo. Doveva essere il mio commiato. Avevo deciso di chiudere questa (comunque bella) parentesi della mia vita. Ho tirato le somme e mi sono reso conto che ho investito circa seimila euro in questi anni fra sito, attrezzi del mestiere, editing, un po’ di pubblicità e pubblicazione (Riferita a stampe e ristampe dei libri. Non mi sognerei MAI di dare soldi a case editrici a pagamento),

CI RIMANGO PERCHÉ, SE ANCHE UNA SOLA PERSONA RIESCE A CAMBIARE IL PROPRIO MODO DI PENSARE E AGIRE LEGGENDO CIÒ CHE SCRIVO…

IO AVRÒ VINTO LA MIA BATTAGLIA CONTRO I MULINI A VENTO!

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