Piazzetta Paoli 2 – l’Incipit

Per anni mi sono immaginato libero. Pensiero, credo, comune a chiunque debba scontare una condanna. Anche se nel mio caso è più complicato immaginare un futuro oltre quelle mura.

La differenza sostanziale fra ciò che mi aspetto io e ciò che sognano tutti gli altri sta nel fatto che non ho la minima idea di come sia il mondo lì fuori. Non ricordo nulla del mio passato!

Certo, in carcere c’è la televisione, ti raccontano, ma alla fine, cosa troverò là fuori? Il desiderio di uscire, quindi, è concentrato nella speranza di riuscire a ricordare il mio passato.

Convinzione che, quando mi hanno comunicato l’imminente scarcerazione, si è trasformata in panico.

Paura di ciò che avrei fatto là fuori, perché mentre gli altri detenuti potevano tornare dai propri cari, dagli amici… il mio mondo era tutto lì, rinchiuso fra quelle mura. I miei amici, la mia famiglia erano loro!

La mattina dell’ora X, o meglio del giorno zero, quando mi riconsegnarono le mie cose mi diedero anche una lettera, che riposi nella tasca interna della sacca, senza leggerla.

All’apertura del portone iniziai a piangere. Pregai i secondini di poter rimanere. Mi sentivo perso, impaurito. In fondo lì ero al sicuro, mangiavo, avevo un posto dove dormire… ora?

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